Energy certificates, not a good business – Certificati energetici, non un buon affare

[EN] Since last year in Italy it is compulsory to have an energy certificate of you house/flat if you are going to sell or rent it. The purpose should be orientating the market towards more efficient buildings, making them acquire more value. Sadly, this mechanism doesn’t really work and owners or renters don’t understand the meaning of  energy certificates and think that they are just another way to extort them money. The matter is that the majority of the Italian building stock is old and in bad conditions (ad this happens not only in Italy!) with  most of buildings resulting in G or F class (the worst performing ones) and the energy certificates don’t add any value to them just asserting the present conditions. If someone owns an A class house, then he/she will be happy to have it certified but otherwise ( I shouldn’t say that) I can understand the general malcontent.

On the other side here we are,  the certifiers: architects, technicians, engineers…working for almost nothing because, if you want to make energy certificates,  you can’t ask more than 100-120 euros for each certificates to your clients because of the crazy competition. The main problem is there are too many people doing this job and most of the clients think there is virtually not work behind an energy certificate. It’s been proved that there are people who make them in a few hours, without even bothering seeing the building in person but asking via phone the building characteristics. But if you want to do a good job, you need to spend some time to go on site, take measures and pictures, possibly using a thermo-camera and other instruments, then go back to your office and insert all the data in the software and analyse the results. You also have to propose possible  interventions to improve the building energy performances, with an estimate of costs and payback time. Not so simple as it looks and not so quick: at least two-three days of full work for an apartment.

So you may ask me: why do you work on that?! well, first of all because I like it. Most architects think it’s not worth bothering making certificates because it’s  a lot of work for almost no pay and there is also a certain responsibility in that, of course, and I agree. But many also think it’s a kind of “second class” job for an architect or an engineer and I don’t think that’s true, because to do this job you need to know well building envelope, systems and their integration . With a responsible job and a correct approach you can explain to the client the real meaning of such certificates and the importance of having them. The more the certificates become common practice and they are well done, the more people will be “educated” to the knowledge of energy efficient buildings and they will ask for better performing buildings. In this way a “virtuous cycle” will start, being another little step towards the ‘20-20-20’ objectives that EU wants each of its Countries to reach.

[IT] L’anno scorso in Italia è diventato obbligatorio avere un attestato di certificazione per edifici in vendita o in affitto. Lo scopo dovrebbe essere quello di orientare il mercato verso edifici energeticamente più efficienti, facendogli acquisire più valore. Purtroppo questo meccanismo non funziona come dovrebbe e i venditori o i locatori non ne comprendono appieno il significato e pensano che siano solo un altro modo per estorcere loro altro denaro. Il problema è che la maggior parte del patrimonio edilizio italiano è vetusto e in cattive condizioni (e non solo in Italia!) con la maggior parte degli edifici in classe F o G (le peggiori) e i certificati energetici non gli aggiungono nessun valore,per così dire, limitandosi a testimoniare lo stato attuale. Se qualcuno possiede un edificio in classe A, allora sarà contento/a di vederlo riconosciuto, ma altrimenti (non dovrei dirlo) posso capire il malcontento generale.

Dall’altro lato ci siamo noi, i certificatori: architetti, tecnici, ingegneri… che lavoriamo per quasi niente perchè, se vuoi fare il certificatore, non puoi chiedere al cliente più di 100-120 euro a certificato per via della concorrenza mostruosa. Il problema è che ci sono troppe persone che fanno questo lavoro e che la maggior parte dei clienti pensa che non ci sia praticamente nessuno sforzo dietro un certificato energetico. E’ stato appurato che ci sono persone che li redigono in poche ore, magari senza neanche scomodarsi a fare un sopralluogo dell’edificio, ma chiedendone via telefono le caratteristiche al proprietario. Ma, se si vuol fare un buon lavoro, bisogna spendere del tempo sul campo, prendere misure e scattare foto, possibilmente usare una termo-camera e altri strumenti, poi tornare in ufficio e inserire tutti i dati nell’apposito software e analizzare i risultati del calcolo.  Bisogna anche proporre al cliente dei possibili interventi per migliorare le prestazioni energetiche dell’edificio, con relativi stima dei costi e tempi di ritorno dell’investimento. Non così semplice come sembra, quindi, e non così veloce: servono almeno due o tre giorni di lavoro pieni per la certificazione di un appartamento.

E così potreste chiedermi: allora perchè fai questo lavoro?! Beh prima di tutto perchè mi piace. La maggior parte degli architetti pensa che non valga la pena fare questi certificati perchè c’è tanto lavoro da fare per una paga quasi nulla e vi è anche una certa responsabilità da prendersi, naturalmente e su questo sono d’accordo. Ma molti pensano anche che sia una specie di “lavoro di seconda classe” per un architetto o un ingegnere e non credo che questo sia giusto perché per fare questo lavoro bisogna conoscere bene l’involucro edilizio, il sistema degli impianti e la loro integrazione.  Con un lavoro responsabile e un approccio corretto si può spiegare al cliente il vero significato dei certificati energetici e l’importanza di farli: più essi diventano una pratica comune, più le persone saranno “educate” alla conoscenza dell’efficienza energetica e ricercheranno edifici più performanti; in questo modo si instaurerà un “circolo virtuoso” che sarà un ulteriore piccolo passo verso gli “obiettivi 20-20-20” che l’ UE vuole che ognuno dei suoi Paesi membri raggiunga.

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