Un nuovo collegio universitario in Giappone

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Avendo passato la mia vita da studente vivendo in diversi collegi universitari, tutto ciò che riguarda questo tipo di strutture attira immancabilmante la mia attenzione di architetto. Su un recente articolo di l’Arca International ho trovato la notizia dell’apertura di un nuovo collegio universitario in Giappone, progettato dallo studio SUMO. La struttura ospita 140 studenti di origine internazionale, favorendone l’integrazione attraverso l’utilizzo di spazi comuni.

Quello che mi ha colpito vedendo le foto di questo nuovo collegio universitario, è stata l’estetica non particolarmente “accogliente”, con la facciata caratterizzata dai frangisole in alluminio che la ricoprono completamente. Ho pensato che, per quanto utili come schermature solari, i frangisole continui interrompono la visuale sul paesaggio e danno una sensazione di chiusura verso l’esterno. Guardando meglio però, ho notato che alcune parti vetrate della facciata dietro i frangisole sono  apribili, in corrispondenza di balconi aggettanti che creano dei piccoli punti di ritrovo. I balconi sono distribuiti su vari piani e sfalsati verticalmente, in modo da dare movimento alla facciata che altrimenti apparirebbe come un involucro uniforme e monotono.

Altri punti di ritrovo sono  un bar al piano terra e l’International  Centre che ospita una galleria, un archivio e una sala eventi. L’International Centre è ospitato da un corpo di fabbrica che si proietta verso il paesaggio, perpendicolarmente al resto del fabbricato.

La cosa veramente positiva, pur nella sua semplicità, trovo che sia l’organizzazione delle stanze.  Esse possono essere singole o ospitare fino a 4 studenti. Tutte ospitano i letti, uno spazio per lo studio, armadietti personali e servizi igienici in camera. Mi è capitato di condividere i servizi igienici (unici per piano) con altre 9 persone e vi assicuro che non è piacevole!

E ancor più positivo trovo che sia il fatto che gli studenti possano accedere a questa struttura pagando a partire dagli 80 dollari al mese, facendo di questo collegio un esempio di inclusione anche delle fasce meno abbienti.

[ENG]

A new dormitory in Japan

Having spent my university life living in more than one dormitory, everything that concerns dormitories attracts my attention as an architect. In a recent article on L’Arca International I found the news of the opening of a new dormitory designed by Studio SUMO. It hosts 140 international students , fostering integration through the use of common spaces.

What got my attention at first , looking at the pictures of this new dormitory, was the not really welcoming appearence of the facade wich is covered in aluminium louvres. I thought that louvres are really efficient as solar screens but if they are continous they break the landscape view. Looking closely at the pictures though, I noticed that some parts of the louvres can be opened where the balconies are, creating little meeting points. Balconies are on various floors and vertically offset giving movement to the facade that would look otherwise too monotonous.

Other meeting points are a cafè at the ground floor and the International Centre that hosts a galery, an archive and an event room. The International centre is projecting towards the landscape, perpendicularly to the rest of the building.

I think that the best thing about this project is the organisation of the rooms, simple but efficient. They can be single or host up to 4 students. All  of them have beds, a desk , personal closets and en-suite toilet rooms. I experienced to share the toilet room (one per floor) with other 9 students and I can assure you it isn’t nice!

Even more positive I think is that the rent starts from 80 $ a month, making this dormitory an example of social inclusion.

Una ristrutturazione edilizia sostenibile è possibile?

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Abbiamo parlato di progettazione sostenibile. Ma cosa dire di una ristrutturazione edilizia sostenibile? È possibile? Su quali basi? E quanto costa?

Su un recente articolo di La Repubblica.it, ho trovato alcuni dati interessanti: le costruzioni o le ristrutturazioni “green” costano di più, ma fanno aumentare il valore degli edifici dal 2 al 10% (per edifici residenziali), i canoni d’affitto dal 2 all’8% e fanno diminuire i tempi di vendita da 8 a 4 mesi.

Ok, hai letto l’articolo di Repubblica, devi ristrutturare casa e ti sei convinto che un intervento di ristrutturazione edilizia sostenibile sia la cosa migliore da fare. Bene! Ma da dove cominciare? Ci sono molti possibili interventi e non sai quale sia il più vantaggioso? Sono qui per darti qualche suggerimento.

Da dove cominciare
La prima cosa da cui iniziare è l’involucro edilizio. Non ha alcun senso pensare ad incrementare l’efficienza energetica coi pannelli solari, quando magari si ha la casa piena di spifferi! Pensa prima a un bel cappotto esterno e a cambiare gli infissi, da vetro singolo a doppio vetro, se non lo hai già fatto. Il cappotto esterno è costoso, ma ne vale sicuramente la pena se comunque devi ridipingere o fare altri interventi sulla facciata, perché così ammortizzi il costo del ponteggio.

Una volta sistemato l’involucro edilizio, puoi iniziare a pensare all’efficienza del sistema di riscaldamento e raffrescamento e a capire in che percentuale potrebbero essere forniti da energie rinnovabili.
Un altro fattore importante è quello di scegliere materiali che siano il più naturali possibile, in modo da evitare emissioni di sostanze nocive nell’ambiente, come la formaldeide.

Mi rendo conto che l’argomento è veramente vasto e complesso e non voglio annoiarti. Ma ricordati che è importante affidarsi a un professionista serio e competente che segua tutta la ristrutturazione dalla fase di progetto a quella di cantiere (specialmente quella di cantiere!).

E ricordati che anche per il 2018 sono state confermate le agevolazioni fiscali al 50% per lavori iniziati a partire dal 1 gennaio 2018, perciò approfittane!

PS: Repubblica non lo dice, ma un altro metodo efficace per diminuire i tempi di vendita è l’Home Staging , ma questa è un’altra storia…

[ENG]

We’ve talked about sustainable design. But what about sustainable retrofit? Is it possible? And on what basis? How much does it cost?
On a recent article on La Repubblica.it I found some interesting data: building or retrofitting green costs more than a traditional type of contruction, but it increments the building value of about 2-10%, renting fees of about 2-8% and it cut selling time from the average 8 months to 4.

So, you want to retrofit your house, you’re convinced to go green but…where to start from? Are there a lot of possible interventions and you don’t know which the most cost effective are? Well, I’m here to give you some suggestions!

Where to start from
First thing is to start from the building envelope! It doesn’t make any sense to think about placing solar panels if your walls are draughty. Think about an external coat and about changing your single glazed windows if you haven’t done it yet! An external coat maybe expensive, but it’s worth it if you are planning to paint the building façade or to do other interventions, so you amortise expenses of the scaffolding.

Once the building envelope is ok, you can start thinking about heating and cooling and seeing if you can provide part of them with renewable sources.

Another important aspect is to try to use as natural as possible materials, to avoid using ones that emit hazardous substances in the air, like formaldehyde.

I know this topic is vast and I don’t want to annoy you. But remember that the very important thing is to hire a qualified professional to assist you in all the phases, from design to construction (and especially in the phase of the building site).

PS: The Italian journal La Repubblica didn’t say it, but another efficient method to reduce selling time is to use Home Staging, but this is another story…

Level(s), un nuovo strumento per la valutazione della sostenibilità degli edifici

Il 28 settembre 2017 la Commissione Europea ha presentato Level(s), un nuovo strumento per la valutazione della sostenibilità degli edifici. Quando ho letto la notizia la prima volta su Architetto.info, sono rimasta entusiasta! Perché?  Perché è la prima volta che uno strumento del genere viene studiato per essere utilizzato in tutta Europa. Trovo che questo punto sia molto importante, perché attualmente vi sono strumenti molto validi ma  incentrati sui Paesi da cui hanno origine e non sempre di facile utilizzo (v. BREEAM, LEED e CasaClima ad esempio).

Lo scopo è contribuire a traghettare i Paesi europei da un’economia lineare ad una circolare, ovvero verso un sistema economico dove le risorse vengono riutilizzate e gli sprechi minimizzati, tenendo conto del ciclo di vita degli elementi.

Il settore edilizio è uno dei più energivori. Rendendolo più sostenibile se ne abbassa l’impatto ambientale, si rendono gli edifici più efficienti, relativamente economici sul lungo periodo con bollette energetiche basse o bassissime e un valore economico aggiunto.

Con questo nuovo strumento, tutti potremo integrare buone pratiche di progettazione sostenibile nei nostri progetti, all’inizio magari in maniera blanda e poi via via più approfondita. Sarà comunque un passo avanti rispetto alla situazione attuale.

A chi si rivolge Level(s)

  • Promotori immobiliari e investitori
  • Team di progettazione (architetti, ingegneri, geometri)
  • Imprese di costruzioni
  • Gestori di patrimoni
  • Occupanti degli edifici (famiglie o organizzazioni)

Come si può notare dall’elenco soprastante, anche i privati potranno contribuire alla valutazione della sostenibilità degli edifici in cui abitano! Non è innovativo?!

L’importanza di un linguaggio comune

Come ha sottolineato James Drinkwater, direttore della rete regionale europea del World Green Building Council, è importante “una nozione comune di edilizia sostenibile” perché “ ci aiuterà a compiere una vera trasformazione delle pratiche correnti”.  Con questo progetto si vogliono dare un segnale ed una direzione al mercato, dal momento che la progettazione sostenibile non è più una nicchia ma una realtà sempre più diffusa.

Come funziona

Level(s) analizza:

  • le emissioni di gas serra
  • i cicli di vita dei materiali
  • l’uso delle risorse idriche
  • spazi salubri e confortevoli
  • adattamento ai cambiamenti climatici e resilienza
  • costo e valore del ciclo di vita

Come dice il nome stesso, Level(s) è diviso in fasi. Per ogni indicatore sopra riportato, infatti, si può partire da metodi di calcolo semplici per spingersi via via su metodi più accurati, precisi e complessi. Avendo  vari livelli di difficoltà, quindi, può essere inizialmente usato anche da persone digiune di sostenibilità in edilizia. Se rispetta le premesse, può davvero essere uno strumento che divulga le buone pratiche e permette di attuarle. Quindi credo che sia veramente importante provare, anche per chi è digiuno di sostenibilità negli edifici, anzi proprio per voi!

Perché bisogna partecipare

Qui in Italia,  a parte qualche isolata realtà, siamo ben lontani dal livello di consapevolezza sui temi della sostenibilità in edilizia raggiunti in altri Paesi Europei.

Amici progettisti, proviamo a fare qualcosa per migliorare la qualità dei nostri lavori: diamo una mano alla Commissione Europea a implementare uno strumento che veramente aiuti noi e l’ambiente … testiamo Level(s)!

Come partecipare

Tutti gli operatori del settore , incluse associazioni e amministrazioni pubbliche, sono invitate a testare il “programma” (passatemi il termine poco corretto) e avranno tempo per farlo fino al 2019. Durante questi due anni la Commissione Europea fornirà il supporto tecnico necessario.

Per maggiori informazioni potete consultare i seguenti link:

http://ec.europa.eu/environment/eussd/buildings.htm

http://ec.europa.eu/environment/eussd/pdf/28_09_2017_news_IT.pdf

http://ec.europa.eu/environment/eussd/pdf/Level(s)_factsheet-IT-web.pdf

PROJECT COMPLETED!

[ENG] As promised, I’m writing a post about my latest project, which is also my first project in which I designed and managed the building site on my own. Therefore, I admitt there are things I would have done different, but I’m overall satisfied about this work. It’a a vet ambulatory in Ittiri, a small town near Sassari, Sardinia. Here in this blog post you can see pictures of the opening party, in the WORKS tab you can see a slideshow of professional pictures taken by Rossella Fadda Photographer (these will also be in my Pinterest account very soon) and you will be able to read a full description of the project in my Archilovers profile. So what do you think about this project?

[IT] Come promesso, scrivo un post sul mio ultimo progetto, che è anche il primo in cui mi sono occupata della progettazione e della direzione dei lavori interamente da sola. Perciò, seppure ci siano delle cose che avrei fatto diversamente, nel complesso devo ammettere di essere soddisfatta del lavoro. Si tratta di un ambulatorio veterinario a Ittiri, un piccolo comune in provincia di Sassari, in Sardegna.. In questo post trovate alcune fotografie dell’inaugurazione, nella pagina WORKS potete vedere le fotografie professionali scattate dalla fotografa Rossella Fadda (queste saranno presto anche sul mio Pinterest account) e a breve potrete leggere una descrizione completa del progetto sul mioprofilo Archilovers. Quindi…cosa ne pensate di questo progetto?

 

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meravigliosa torta della mia amica Tiziana (facebook: Candyti)

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Stay tuned!

[ENG] Hello my dear, long time without writing! I know, my fault… but I’ve been very busy with this building site you see in the featured image. The work it’s almost done, so keep an eye on this blog to know what it’s all about and see the final pictures!

 

[IT] Salve cari, quanto tempo senza scrivere! Lo so, è colpa mia… ma sono stata molto impegnata con questo cantiere di cui vedete “un pezzetto” nell’immagine di copertina. Il lavoro è quasi finito, quindi tenete d’occhio questo blog per sapere di cosa si tratta e per vedere le foto finali!

Tiny house in “ladiri” – 2nd “episode”

[ENG] Last Friday I didn’t have time to tell you a bit more about the house we were building in Nurachi, today I’ll try to satisfy some of you curiosities. First of all, I must tell the workshop has been organised by Arch. Alessandro Artizzu (Archimixture) in collaboration with Earthen Cities Association , Nurachi Council, Luigia Demelas’ “Adobe” and Ezio Cao’s “Cose in canna”. The aim of the workshop was to let us learn how to apply Sardinian traditional construction techniques. How you can read on Archimixture’s facebook page “The knowledge of these techniques will allow the participants to adapt and use building methods according to personal and contemporary needs to be used for design of resorts, homes, public buildings, where is assigned an important role to the sustainable architecture.”

As you saw in my previous post, during the first day we built external walls with adobe and we placed wooden beams for the roof. On the second day we placed the joists and we started to build the roof with the traditional system proper of the Campidano area (south-western Sardinia) using canes and “falasco”. “Falasco” is a plant of the Cyperaceae family, the most known of  which is the papyrus. Falasco is taken and let dry and then is used as main material for roofs.

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1) placing the first cane over the joists

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2) All canes on one side of the pitched roof are placed

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3)

 

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4) starting laying the falasco

After all the first layer of falasco is laid, it’s time for “sewing” : a big needle with a thin rope is used to tie the falasco to the canes. The knot is very simple to learn and it takes quite a short time to finish each layer. We placed four layers of falasco plus one on top. Each layer is overlapped on the previous one for the length necessary to cover the cane under it. As this was a construction for a workshop we didn’t place anything else but falasco, but  when this kind of roof is made for “real” houses,a water proof breathable layer is also placed.

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5) Ezio with big needle

 

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6) Ezio passing the needle through the falasco layer to tie it

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7) Someone passing the needle back from inside to outside

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8) finishing off the roof

At the end of the second day the roof was almost done. We had to leave it unfinished because we were caught by a sudden storm. We finished the roof on the third day in the morning. On the same day while some of us were finishing the roof some others started plastering. The plaster is made of the same earth used for making the bricks, water and straw fragments. The best thing of natural plaster is that you can touch it with bare hands and it’s  actually good for your skin 🙂 Moreover I think plastering is one of the funniest things to do! But it’s not easy at all even if it looks like it is when you watch a plasterer doing it!

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9) plastering

 

10) this is me trying to level the plaster (photo credit: Francesca Vargiu)

We let the plaster dry for a few hours and the we finished one of the walls with lime plaster. Lime plaster is better than earth plaster for external walls because is more resistant. Below you can see Ottavio showing us how to lay lime plaster. You need to be careful when dealing with lime plaster because it’s stinging for skin and eyes!, you should always wear suitable gloves and glasses!

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11) Ottavio while plastering like he was covering a cake with whipped cream 🙂

Last thing we placed the floor using a type of earth blocks that are usually used to insulate walls. We placed them like you can see in the following pictures, we watered them a bit and then we covered them with the same mixture we used for the first plaster. This is not the traditional flooring, as it was usually done with rammed earth, but we wanted to try a new technique using the materials we had. The result was quite pleasing, even if we don’t know how it is now that is dry.

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12) adobe flooring

 

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13) watering the adobe

 

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14) covering adobe floor

 

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15) finished floor and doorstep

 

…And this is the finished tiny house! It’ll probably stay there and be used by the Council as a playground for children, or at least that’s what we hope.

It was great to contribute building this little piece of  architecture, to learn how to make it, to get dirty with mud and to spend three days open air with wonderful people, everybody willing to help, curious and with lot of interesting stories to share. I hope to take part to some other super interesting event like this very soon!…and to share it with you, readers!

 

16) tiny house finished! photo credit: Francesca Vargiu

 

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17) Organizators and collaborators in front of the finished house

 So…what do you think? we’ve been good builders, haven’t we?!

 

[IT]

Venerdì scorso non ho avuto tempo di raccontarvi un po’ di più sulla casetta che stavamo costruendo, oggi cercherò di soddisfare qualcuna delle vostre curiosità. Prima di tutto, devo dirvi che è stata costruita come parte di un workshop organizzato da dall’Arch. Alessandro Artizzu (Archimixture) in collaborazione con l’Associazione Città della Terra Cruda ,il Comune di Nurachi, le ditta Adobe di Luigia Demelas e Cose in Canna di Ezio Cao. Lo scopo del workshop era quello di insegnarci come applicare alcune  tecniche costruttive tradizionali sarde. Come potete leggere sulla pagina facebook di Archimixture “la conoscenza di queste tecniche consentirà ai partecipanti di adattarle e usarle a seconda di esigenze personali e contemporanee per la progettazione di resorts, case, edifici pubblici, dove è assegnata un importante ruolo all’architettura sostenibile”.

Come avete visto nel mio post precedente, durante il primo giorno abbiamo costruito i muri esterni con i mattoni in terra cruda e abbiamo cominciato il tetto con il sistema tradizionale tipico dell’area del Campidano ( zona sud-occidentale della Sardegna) usando canne e falasco. Il falasco fa parte della famiglia delle Cyperaceae, di cui il componente più famoso è il papiro. Il falasco viene tagliato e lasciato seccare e poi usato per i tetti. (foto 1,2,3,4)

Dopo che il primo strato di falasco è stato steso, è tempo di “cucire”: viene usato un grosso ago con un cordino per fissare il falasco alle canne. Il nodo per legarlo è molto semplice e si impiega relativamente poco tempo per completare ogni strato del tetto. Ci sono voluti 4 strati di falasco e uno di chiusura sulla sommità della falda. Ogni strato si sovrappone a quello precedente giusto il tanto da coprire la canna sottostante. Siccome stavamo costruendo una struttura temporanea, abbiamo usato solo il falasco, ma quando questo tipo di tetto viene fatto in case d’abitazione, viene utilizzato anche uno strato impermeabile e traspirante. (foto 5,6,7,8)

Alla fine del secondo giorno il tetto era quasi finito. Abbiamo dovuto lasciarlo inconcluso perché siamo stati colti da un improvviso acquazzone e l’abbiamo terminato la mattina del terzo giorno. Sempre il terzo giorno, mentre alcuni terminavano il tetto, altri iniziavano a intonacare. L’intonaco si fa con la stessa terra usata per i mattoni di terra cruda , acqua e paglia sminuzzata. La cosa bella  dell’intonaco naturale è che puoi toccarlo a mani nude e fa anche bene alla pelle J Inoltre penso che intonacare sia una delle cose più divertenti da fare in una costruzione! Ma non è affatto facile, anche se lo sembra quando lo vedi fare da un muratore! (foto 9,10)

Abbiamo lasciato asciugare l’intonaco per qualche ora  e poi abbiamo rifinito una delle pareti esterne con l’intonaco di calce. Questo tipo di intonaco è meglio per gli esterni  di quello rispetto a quello  terra perché più resistente.  Nella foto potete vedere Ottavio che ci mostra come stendere l’intonaco di calce. Bisogna fare attenzione quando si maneggia la calce perché è molto irritante per la pelle e gli occhi! Bisogna sempre mettere guanti e occhiali! (foto 11)

Come ultima cosa abbiamo posato il pavimento usando dei mattoni di terra cruda che solitamente vengono usati come blocchi isolanti per i muri. Li abbiamo posati come potete vedere nelle foto, bagnati e poi coperti con l’impasto del primo intonaco. Ovviamente questo non è il pavimento tradizionale, che era solitamente fatto in terra battuta, ma abbiamo voluto provare una nuova tecnica coi materiali che avevamo a disposizione. Il risultato è stato piuttosto piacevole, anche se non sappiamo come sia ora che sarà asciutto. (foto 12,13,14,15)

…E questa è la casetta finita! Probabilmente verrà lasciata così e usata dal Comune come gioco per bamibini, o almeno questo è quello che ci auguriamo.

E’ stato proprio bello contribuire alla costruzione di questa piccola architettura, imparare praticamnete come costruirla, sporcarsi di fango e trascorrere tre giorni all’aria aperta con persone meravigliose, tutti volenterosi di aiutare, curiosi e con tantissime storie interessanti da condividere. Spero di prendere parte a qualche altro evento così interessante molto presto!…e di poterlo condividere con voi lettori! (foto 16,17)

Allora, cosa ne pensate? Siamo stati dei bravi muratori o no?!

 

 

Tiny house in “ladiri”

[ENG]Today and for the rest of the weekend we are in Nurachi (Oristano, Sardinia) to build a tiny house (3×2 m) with raw earth bricks and the roof made of canes. Here few pictures of the first working day. Keep reading the blog to see more pictures in the next few days!

[IT] Oggi e per il resto del weekend siamo a Nurachi (OR, Sardegna) per costruire una piccola casa in mattoni di terra cruda e tetto in canne. A seguire un paio di foto del primo giorno di lavoro. Continuate a seguire il blog per vedere altre foto nei prossimi giorni!

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Interesting reading!

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[Eng] Probably there’s no need to introduce you to Boundaries, an international architectural magazine, free of advertising, that deals with sustainable and humanitarian architecture…absolutly worth reading! I’ve just got the last issue and I can’t wait to ready  it! (www.boundaries.it)

[It] Probabilmente non c’è bisogno di presentarvi Boundaries, una rivista di architettura, senza pubblicità, che tratta di architettura sostenibile e umanitaria…assolutamente da leggere! Ho appena ricevuto via posta l’ultimo numero e non vedo l’ora di leggerlo! (www.boundaries.it)