Tiny house in “ladiri” – 2nd “episode”

[ENG] Last Friday I didn’t have time to tell you a bit more about the house we were building in Nurachi, today I’ll try to satisfy some of you curiosities. First of all, I must tell the workshop has been organised by Arch. Alessandro Artizzu (Archimixture) in collaboration with Earthen Cities Association , Nurachi Council, Luigia Demelas’ “Adobe” and Ezio Cao’s “Cose in canna”. The aim of the workshop was to let us learn how to apply Sardinian traditional construction techniques. How you can read on Archimixture’s facebook page “The knowledge of these techniques will allow the participants to adapt and use building methods according to personal and contemporary needs to be used for design of resorts, homes, public buildings, where is assigned an important role to the sustainable architecture.”

As you saw in my previous post, during the first day we built external walls with adobe and we placed wooden beams for the roof. On the second day we placed the joists and we started to build the roof with the traditional system proper of the Campidano area (south-western Sardinia) using canes and “falasco”. “Falasco” is a plant of the Cyperaceae family, the most known of  which is the papyrus. Falasco is taken and let dry and then is used as main material for roofs.

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1) placing the first cane over the joists

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2) All canes on one side of the pitched roof are placed

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4) starting laying the falasco

After all the first layer of falasco is laid, it’s time for “sewing” : a big needle with a thin rope is used to tie the falasco to the canes. The knot is very simple to learn and it takes quite a short time to finish each layer. We placed four layers of falasco plus one on top. Each layer is overlapped on the previous one for the length necessary to cover the cane under it. As this was a construction for a workshop we didn’t place anything else but falasco, but  when this kind of roof is made for “real” houses,a water proof breathable layer is also placed.

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5) Ezio with big needle

 

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6) Ezio passing the needle through the falasco layer to tie it

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7) Someone passing the needle back from inside to outside

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8) finishing off the roof

At the end of the second day the roof was almost done. We had to leave it unfinished because we were caught by a sudden storm. We finished the roof on the third day in the morning. On the same day while some of us were finishing the roof some others started plastering. The plaster is made of the same earth used for making the bricks, water and straw fragments. The best thing of natural plaster is that you can touch it with bare hands and it’s  actually good for your skin 🙂 Moreover I think plastering is one of the funniest things to do! But it’s not easy at all even if it looks like it is when you watch a plasterer doing it!

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9) plastering

 

10) this is me trying to level the plaster (photo credit: Francesca Vargiu)

We let the plaster dry for a few hours and the we finished one of the walls with lime plaster. Lime plaster is better than earth plaster for external walls because is more resistant. Below you can see Ottavio showing us how to lay lime plaster. You need to be careful when dealing with lime plaster because it’s stinging for skin and eyes!, you should always wear suitable gloves and glasses!

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11) Ottavio while plastering like he was covering a cake with whipped cream 🙂

Last thing we placed the floor using a type of earth blocks that are usually used to insulate walls. We placed them like you can see in the following pictures, we watered them a bit and then we covered them with the same mixture we used for the first plaster. This is not the traditional flooring, as it was usually done with rammed earth, but we wanted to try a new technique using the materials we had. The result was quite pleasing, even if we don’t know how it is now that is dry.

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12) adobe flooring

 

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13) watering the adobe

 

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14) covering adobe floor

 

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15) finished floor and doorstep

 

…And this is the finished tiny house! It’ll probably stay there and be used by the Council as a playground for children, or at least that’s what we hope.

It was great to contribute building this little piece of  architecture, to learn how to make it, to get dirty with mud and to spend three days open air with wonderful people, everybody willing to help, curious and with lot of interesting stories to share. I hope to take part to some other super interesting event like this very soon!…and to share it with you, readers!

 

16) tiny house finished! photo credit: Francesca Vargiu

 

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17) Organizators and collaborators in front of the finished house

 So…what do you think? we’ve been good builders, haven’t we?!

 

[IT]

Venerdì scorso non ho avuto tempo di raccontarvi un po’ di più sulla casetta che stavamo costruendo, oggi cercherò di soddisfare qualcuna delle vostre curiosità. Prima di tutto, devo dirvi che è stata costruita come parte di un workshop organizzato da dall’Arch. Alessandro Artizzu (Archimixture) in collaborazione con l’Associazione Città della Terra Cruda ,il Comune di Nurachi, le ditta Adobe di Luigia Demelas e Cose in Canna di Ezio Cao. Lo scopo del workshop era quello di insegnarci come applicare alcune  tecniche costruttive tradizionali sarde. Come potete leggere sulla pagina facebook di Archimixture “la conoscenza di queste tecniche consentirà ai partecipanti di adattarle e usarle a seconda di esigenze personali e contemporanee per la progettazione di resorts, case, edifici pubblici, dove è assegnata un importante ruolo all’architettura sostenibile”.

Come avete visto nel mio post precedente, durante il primo giorno abbiamo costruito i muri esterni con i mattoni in terra cruda e abbiamo cominciato il tetto con il sistema tradizionale tipico dell’area del Campidano ( zona sud-occidentale della Sardegna) usando canne e falasco. Il falasco fa parte della famiglia delle Cyperaceae, di cui il componente più famoso è il papiro. Il falasco viene tagliato e lasciato seccare e poi usato per i tetti. (foto 1,2,3,4)

Dopo che il primo strato di falasco è stato steso, è tempo di “cucire”: viene usato un grosso ago con un cordino per fissare il falasco alle canne. Il nodo per legarlo è molto semplice e si impiega relativamente poco tempo per completare ogni strato del tetto. Ci sono voluti 4 strati di falasco e uno di chiusura sulla sommità della falda. Ogni strato si sovrappone a quello precedente giusto il tanto da coprire la canna sottostante. Siccome stavamo costruendo una struttura temporanea, abbiamo usato solo il falasco, ma quando questo tipo di tetto viene fatto in case d’abitazione, viene utilizzato anche uno strato impermeabile e traspirante. (foto 5,6,7,8)

Alla fine del secondo giorno il tetto era quasi finito. Abbiamo dovuto lasciarlo inconcluso perché siamo stati colti da un improvviso acquazzone e l’abbiamo terminato la mattina del terzo giorno. Sempre il terzo giorno, mentre alcuni terminavano il tetto, altri iniziavano a intonacare. L’intonaco si fa con la stessa terra usata per i mattoni di terra cruda , acqua e paglia sminuzzata. La cosa bella  dell’intonaco naturale è che puoi toccarlo a mani nude e fa anche bene alla pelle J Inoltre penso che intonacare sia una delle cose più divertenti da fare in una costruzione! Ma non è affatto facile, anche se lo sembra quando lo vedi fare da un muratore! (foto 9,10)

Abbiamo lasciato asciugare l’intonaco per qualche ora  e poi abbiamo rifinito una delle pareti esterne con l’intonaco di calce. Questo tipo di intonaco è meglio per gli esterni  di quello rispetto a quello  terra perché più resistente.  Nella foto potete vedere Ottavio che ci mostra come stendere l’intonaco di calce. Bisogna fare attenzione quando si maneggia la calce perché è molto irritante per la pelle e gli occhi! Bisogna sempre mettere guanti e occhiali! (foto 11)

Come ultima cosa abbiamo posato il pavimento usando dei mattoni di terra cruda che solitamente vengono usati come blocchi isolanti per i muri. Li abbiamo posati come potete vedere nelle foto, bagnati e poi coperti con l’impasto del primo intonaco. Ovviamente questo non è il pavimento tradizionale, che era solitamente fatto in terra battuta, ma abbiamo voluto provare una nuova tecnica coi materiali che avevamo a disposizione. Il risultato è stato piuttosto piacevole, anche se non sappiamo come sia ora che sarà asciutto. (foto 12,13,14,15)

…E questa è la casetta finita! Probabilmente verrà lasciata così e usata dal Comune come gioco per bamibini, o almeno questo è quello che ci auguriamo.

E’ stato proprio bello contribuire alla costruzione di questa piccola architettura, imparare praticamnete come costruirla, sporcarsi di fango e trascorrere tre giorni all’aria aperta con persone meravigliose, tutti volenterosi di aiutare, curiosi e con tantissime storie interessanti da condividere. Spero di prendere parte a qualche altro evento così interessante molto presto!…e di poterlo condividere con voi lettori! (foto 16,17)

Allora, cosa ne pensate? Siamo stati dei bravi muratori o no?!

 

 

Tiny house in “ladiri”

[ENG]Today and for the rest of the weekend we are in Nurachi (Oristano, Sardinia) to build a tiny house (3×2 m) with raw earth bricks and the roof made of canes. Here few pictures of the first working day. Keep reading the blog to see more pictures in the next few days!

[IT] Oggi e per il resto del weekend siamo a Nurachi (OR, Sardegna) per costruire una piccola casa in mattoni di terra cruda e tetto in canne. A seguire un paio di foto del primo giorno di lavoro. Continuate a seguire il blog per vedere altre foto nei prossimi giorni!

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Interesting reading!

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[Eng] Probably there’s no need to introduce you to Boundaries, an international architectural magazine, free of advertising, that deals with sustainable and humanitarian architecture…absolutly worth reading! I’ve just got the last issue and I can’t wait to ready  it! (www.boundaries.it)

[It] Probabilmente non c’è bisogno di presentarvi Boundaries, una rivista di architettura, senza pubblicità, che tratta di architettura sostenibile e umanitaria…assolutamente da leggere! Ho appena ricevuto via posta l’ultimo numero e non vedo l’ora di leggerlo! (www.boundaries.it)

NEEDS Architecture in developing Contries – Architetture nei Paesi in via di sviluppo

[EN] If you are around Cagliari, Sardinia, I suggest visiting the exhibition NEEDS – Architecture in developing Countries, in the beautiful location of Lazzaretto. The exhibition opened on 26th Jan and goes on until the 31st. For more information see http://www.kalariseventi.com/en/needs-architetture-nei-paesi-in-via-di-sviluppo-lazzaretto-cagliari-26-31-gennaio.

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The initiative has been launched by GGAF- Young Architects Association of Florence. The showcased projects are located mostly in Thailand, Bangladesh, Burkina Faso and Mali. They are characterised by the use of local materials and “simple technologies” such as natural ventilation, thermal mass and brise-soleil. These projects make us think about what the real needs of people living in those difficult situations are and about the fact that a simple but quality architecture can give an answer to those problems.   Some of the featured designers: Anna Heringer, Diébédo Francis Kére, Emilio and Matteo Caravatti, TYIN.

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The exhibition was launched with the conference titled “Listening design. Perceiving changes in environment and society”, introduced by Arch. Stefania di Benedetto. There were numerous talks, such as Roberta Manca’s, president of N.G.O. A.SE.CON (Friends Without Borders), Remmondo’s engineers Daniela di Bartolo and Caterina Zurru, Arch. Maddalena Achenza for National Association City Land Raw, Arch. Julio Ayllon…

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A.SE.CON showed how through initiatives like training and micro-credit it was possible to find a job to thirty Senegalese women  in Sardinia, who were taught how to colour textiles with traditional Sardinian techniques. This knowledge was then transferred to some Sardinian women. I think this is a worthy project, but it left me with one question: why it wasn’t proposed a project that involved Sardinian and Senegalese women together from the beginning? there is a very high unemployment rate in Sardinia and I have the feeling that sometimes we pretend everything is OK here, thinking the only people in need are foreigners, but unfortunately it’s not like that.  Moreover a project involving locals and foreigners together would foster social integration.

Piga Sardu Birdi, the project presented by Remmondo, is a good example of consumptions optimisation in public administrations and of  diffusion of virtuous behaviours through kids’ education. The project involved kids from a school in Villacidro, Sardinia. They were explained also through workshops why and how to reduce their waste of water, plastic, paper, disposable cutlery… This will save a lot of energy in the school and moreover the kids will transfer this knowledge to their families, enhancing environmentally friendly behaviours in the whole community.

I also found the talk by Arch. Julio Ayllon particularly inspiring; he showed the project by his studio for the re-qualification of an abandoned building complex in the beach of Olbia, east coast Sardinia, which should be transformed in a seaside resort for disabled people.  The architect showed how it is possible to foster users’ self-sufficiency with some design strategies. He said his dream is, if this project is realised, that one day one disabled person would be able to go out by himself  to watch the beautiful moon rising from the sea.

And finally, Arch. Stefania di Benedetto talked about her PHD thesis, about monitoring an adobe house in Sardinia. Monitoring showed an excellent performance in summer but few problems in winter months due to  “thermally weak elements” such as roof and windows. This gap between summer and winter performances, said the architect, could be covered with the use  of  low embodied energy materials, an analysis deepend in CasaKlima Nature protocol, described by the architect also because CasaKlima was one of the event sponsors.

[IT] Se siete dalle parti di Cagliari, vi consiglio di andare a vedere la mostra NEEDS – Architetture nel Paesi in via di sviluppo, nella bellissima location del Lazzaretto. La mostra è stata inaugurata sabato 26 Gennaio e resterà aperta fino al 31. Per informazioni potete consultare http://www.kalariseventi.com/en/needs-architetture-nei-paesi-in-via-di-sviluppo-lazzaretto-cagliari-26-31-gennaio. L’iniziativa è stata lanciata dal GGAF- Gruppo Giovani Architetti Firenze. I progetti presentati si trovano per lo più in Tailandia, Bangladesh, Burkina Faso e Mali e sono caratterizzati dall’utilizzo di materiali locali e “tecnologie povere”, come la ventilazione naturale, lo sfruttamento della massa termica e l’utilizzo di schermature solari. Questi progetti vogliono farci riflettere su quali siano le necessità delle persone che vivono in contesti problematici e su come un’architettura semplice ma di qualità possa dare una risposta efficace a tali bisogni. Alcuni nomi degli progettisti: Anna Heringer, Diébédo Francis Kére, Emilio e Matteo Caravatti, TYIN.

In occasione dell’inaugurazione, si è tenuto il convegno dal titolo “Il progetto dell’ascolto. Percepire cambiamenti di ambiente e società”, presentato dall’Arch. Stefania di Benedetto. Ci sono stati numerosi interventi tra cui quelli di Roberta Manca, presidente della o.n.g A.SE.CON (Amici Senza Confini), gli ingegneri di Remmondo Daniela di Bartolo e Caterina Zurru, l’Arch. Maddalena Achenza per l’Associazione Nazionale Città della Terra Cruda, l’Arch. Julio Ayllon…

In particolare la A.SE.CON ha illustrato come, attraverso iniziative di formazione e microcredito, siano riusciti a trovare lavoro a trenta donne senegalesi in Sardegna, a cui è stato insegnato a tingere i tessuti con tecniche tradizionali sarde. Questa conoscenza è stata poi trasferita ad alcune ragazze sarde. Trovo che questo sia un progetto molto meritevole, ma mi ha lasciato una perplessità: perchè non si è pensato di promuovere un progetto che coinvolgesse dall’inizio ragazze sarde e senegalesi insieme? c’è un tasso elevatissimo di disoccupazione in Sardegna e ho l’impressione a che a volte si tenda a far finta che qui vada tutto bene e a pensare che gli unici ad avere bisogno di aiuto siano gli stranieri, ma purtroppo non è così. Un progetto che coinvolgesse persone del posto e stranieri, inoltre, favorirebbe una migliore integrazione delle due parti.

Il progetto Piga Sardu Birdi di Remmondo è un bell’ esempio di ottimizzazione dei consumi nelle pubbliche amministrazioni e di diffusione di comportamenti virtuosi attraverso l’educazione dei bambini. Il progetto ha visto coinvolti i bambini di una scuola di Villacidro, a cui è stato spiegato, anche attraverso dei laboratori, come e perché ridurre lo spreco di acqua, plastica, carta, posate usa e getta… Questo comporterà un enorme risparmio all’interno della scuola e in più i bambini veicoleranno queste conoscenze in famiglia, favorendo atteggiamenti più responsabili e un risparmio a scala più ampia.

Ho trovato particolarmente interessante anche l’intervento dell’Arch. Julio Ayllon, che ha mostrato il progetto di riqualificazione di un complesso abbandonato ad Olbia, sulla spiaggia, che dovrebbe essere trasformato in un centro balneare per diversamente abili. L’architetto ha evidenziato come, con alcuni accorgimenti, si possa favorire l’autonomia dell’utente. Il suo sogno, ha detto, realizzando questa struttura, è che un giorno un disabile possa uscire da solo sulla spiaggia e guardare la luna che sorge dal mare.

Infine l’Arch. Stefania di Benedetto ha presentato il caso studio della sua tesi di dottorato, sul monitoraggio di una casa in Sardegna, con muri in mattoni di terra cruda. Il monitoraggio ha mostrato un ottimo comportamento nei mesi estivi, ma problematico nei mesi invernali, a causa della presenza di “strutture deboli” da un punto di vista del comportamento termico, quali la copertura e gli infissi. Questo divario, suggerisce l’architetto, potrebbe essere colmato con l’utilizzo di materiali a basso consumo di energia grigia, un’ analisi presente nell’applicazione del Protocollo CasaClima Nature del quale sono state evidenziate le peculiarità, visto anche il Patrocinio dell’Agenzia CasaClima di Bolzano.