Oggi è la Giornata della Terra! – Today’s Earth Day!

(sorry, English version on its way…)

Oggi 22 aprile è la Giornata della Terra, lo sapevate? Ultimamente si sente tantissimo parlare di tematiche ambientali, ma poi, nel concreto, cosa fa ognuno di noi per salvaguardare il Pianeta? In realtà, non c’è bisogno di gesti eclatanti, basterebbero le piccole azioni quotidiane.

Vi starete chiedendo cosa c’entra tutto questo con un blog di architettura, ma ovviamente essendo “enviprojects” ovvero “environmentally friendly projects”, ho molto a cuore l’ambiente. Vi dico quali sono le mie semplici azioni che penso abbiano impattato di più e hanno fatto sì che mi senta più in armonia col Pianeta. Non voglio dare lezioni a nessuno, ma solo condividere con voi delle azioni che magari possono essere di ispirazione a chi vuole un po’ cambiare abitudini per diventare più sostenibile.

Da 5 anni auto-produco i detersivi per la casa. Ho iniziato comprando saponette di Marsiglia e sciogliendole in acqua per ricavarne detersivo per i panni, poi circa due anni fa ho imparato a fare il sapone da zero e adesso uso quello e da lì derivo altri prodotti per la pulizia della casa. Altri elementi che uso tantissimo sono bicarbonato, aceto ed oli essenziali. Con questi elementi riesco a coprire praticamente tutto l’arco dei prodotti che prima acquistavo…così risparmio, mi diverto nel produrli e non utilizzo prodotti chimici. Potete leggere un mio vecchio post a questo proposito qui.

Ho smesso di comprare acqua imbottigliata. In molti posti del resto d’Italia e nel resto d’Europa si beve l’acqua del rubinetto. Ma qui in Sardegna non è consigliabile, fatta eccezione di alcuni posti, e così praticamente tutti comprano l’acqua in bottiglia. Circa tre anni fa ho deciso che tutta quella plastica era uno spreco enorme a cui non volevo più contribuire e così ho comprato dei boccioni di vetro e dei bidoni. Ogni settimana riempio i bidoni ad un’autobotte che porta l’acqua dai monti più vicini e poi la travaso nelle bottiglie di vetro. Ho fatto il conto che, così facendo, in tre anni ho evitato di usare circa 1000 bottiglie di plastica. E per quando devo andare in giro e voglio portarmi dell’acqua, riempio un piccolo thermos invece che una bottiglietta di plastica.

Evito la macchina. In città prendo la bici o vado a piedi ogni volta che posso. Ho sempre odiato il traffico e dover cercare posteggio mi stressa, mentre con la bici o a piedi ogni spostamento diventa la scusa per prendermi un po’ di tempo per me stessa, guardarmi intorno, riflettere, fare il punto della situazione su molte cose. È l’occasione per rallentare.

Evito di comprare la frutta e la verdura al supermercato, preferendo i  piccoli negozi e i mercatini, sia per una questione di aiuto all’economia locale, che per evitare gli imballaggi inutili.

Non sono una maniaca del riciclo, ovvero non sono una di quelle persone che riescono a riciclare praticamente TUTTO quello che usano, ma sicuramente sto attenta a come smaltire i rifiuti e, se sono indecisa tra due pacchi di biscotti, scelgo quello il cui imballaggio finisce nella carta e non nell’indifferenziato.

E poi, ovviamente, nel mio lavoro di architetto prediligo la scelta di materiali eco-compatibili.

Insomma, vi ho fatto giusto i primi esempi che mi sono venuti in mente, ma vedete, ci sono tante cose che possiamo fare senza stravolgere le nostre abitudini. La Giornata della Terra potrebbe essere un buon momento per iniziare 🙂

Avete voglia di raccontarmi quali sono le vostre buone pratiche per voler bene alla Terra? Sarei veramente contenta di leggerle e poter scoprire nuovi modi di essere più sostenibile!

L’edificio commerciale più sostenibile del mondo – The most sustainable commercial building in the world

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Per quanto non abbia mai amato particolarmente le opere di Sir Norman Foster, devo dire di essere rimasta ammirata nel leggere la sua intervista al Green Building Magazine sul suo ultimo lavoro, a quanto pare l’edificio commerciale più sostenibile al mondo. Si tratta della nuova sede in Europa della Bloomberg.

A cosa è dovuto il punteggio altissimo di 98,5 % ottenuto con BREEAM ?

Sicuramente molto ha fatto la ventilazione naturale. Non sono molti, infatti, gli edifici per uffici di tale scala ad essere ventilati naturalmente, sia per difficoltà progettuali che questo comporta, che per problemi legati all’acustica. In centri densamente abitati come Londra, ventilare naturalmente significa far entrare i rumori esterni rendendo l’ambiente di lavoro invivibile. In questo edificio, le alette metalliche che caratterizzano la facciata, sono state rivestite da materiali fonoassorbenti, così da ovviare a questo problema.

Un’altra ragione per cui il Bloomberg si è classificato come l’edificio commerciale più sostenibile del mondo è certamente che i rifiuti generati dalla demolizione dell’edificio preesistente e dalla nuova costruzione sono stati riciclati al 95%. Inoltre il calcestruzzo utilizzato proveniva, al 60%, da aggregati riciclati.

Altri aspetti sostenibili sono la raccolta e il riuso all’interno dell’edificio delle acque piovane.

Al di là delle caratteristiche di questo straordinario edificio, mi ha colpito la definizione che Lord Foster dà di sostenibilità: “la sostenibilità consiste nel fare di più con meno”. Mi ha ricordato un po’ Ludwig Mies van der Rohe che diceva “less is more” già nel 1947 e mi ha fatto piacere ritrovare qui questo concetto, con in più una componente tecnologica che, unita ad un approfondito studio progettuale, mira al miglioramento della qualità della vita.

(Immagine di copertina: © Nigel Young)

[ENG]

I must say I’ve never particularly loved Lord Foster’s works, but this time I was admired reading his interview for the Green Building Magazine about his latest work, which appears to be the most sustainable commercial building in the world. It’s Bloomberg’s new European headquarter.

How did the building score 98,5% on BREEAM?

Surely natural ventilation made a big difference. As a matter of fact there aren’t many naturally ventilated buildings of this type, for it’s a very difficult design matter on such a scale and also because natural ventilations brings with it acoustic problems. In cities like London, if you ventilate a building naturally, you’ll get all the outdoor noise. In this building, the façade metal louvers are partially covered in sound insulating materials to solve the problem.

Another reason why Bloomberg is classified as the most sustainable building in the world is that demolition and construction wastes have been recycled at 95%. Moreover utilized concrete came at 60% from recycled aggregates.

Other sustainable aspects are rain water harvesting and reuse in the building.

Other than the characteristics of this extraordinary building, I was struck by the definition Lord Foster gives of sustainability: sustainability consists in doing more with less”. It reminded me of Mies van der Rohe when saying “less is more” . I was pleased to find this concept here again, with an additional component of technology which coupled with a deep analysis of the project design tends to improve our lives.

(featured image: © Nigel Young)

 

Una ristrutturazione edilizia sostenibile è possibile?

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Abbiamo parlato di progettazione sostenibile. Ma cosa dire di una ristrutturazione edilizia sostenibile? È possibile? Su quali basi? E quanto costa?

Su un recente articolo di La Repubblica.it, ho trovato alcuni dati interessanti: le costruzioni o le ristrutturazioni “green” costano di più, ma fanno aumentare il valore degli edifici dal 2 al 10% (per edifici residenziali), i canoni d’affitto dal 2 all’8% e fanno diminuire i tempi di vendita da 8 a 4 mesi.

Ok, hai letto l’articolo di Repubblica, devi ristrutturare casa e ti sei convinto che un intervento di ristrutturazione edilizia sostenibile sia la cosa migliore da fare. Bene! Ma da dove cominciare? Ci sono molti possibili interventi e non sai quale sia il più vantaggioso? Sono qui per darti qualche suggerimento.

Da dove cominciare
La prima cosa da cui iniziare è l’involucro edilizio. Non ha alcun senso pensare ad incrementare l’efficienza energetica coi pannelli solari, quando magari si ha la casa piena di spifferi! Pensa prima a un bel cappotto esterno e a cambiare gli infissi, da vetro singolo a doppio vetro, se non lo hai già fatto. Il cappotto esterno è costoso, ma ne vale sicuramente la pena se comunque devi ridipingere o fare altri interventi sulla facciata, perché così ammortizzi il costo del ponteggio.

Una volta sistemato l’involucro edilizio, puoi iniziare a pensare all’efficienza del sistema di riscaldamento e raffrescamento e a capire in che percentuale potrebbero essere forniti da energie rinnovabili.
Un altro fattore importante è quello di scegliere materiali che siano il più naturali possibile, in modo da evitare emissioni di sostanze nocive nell’ambiente, come la formaldeide.

Mi rendo conto che l’argomento è veramente vasto e complesso e non voglio annoiarti. Ma ricordati che è importante affidarsi a un professionista serio e competente che segua tutta la ristrutturazione dalla fase di progetto a quella di cantiere (specialmente quella di cantiere!).

E ricordati che anche per il 2018 sono state confermate le agevolazioni fiscali al 50% per lavori iniziati a partire dal 1 gennaio 2018, perciò approfittane!

PS: Repubblica non lo dice, ma un altro metodo efficace per diminuire i tempi di vendita è l’Home Staging , ma questa è un’altra storia…

[ENG]

We’ve talked about sustainable design. But what about sustainable retrofit? Is it possible? And on what basis? How much does it cost?
On a recent article on La Repubblica.it I found some interesting data: building or retrofitting green costs more than a traditional type of contruction, but it increments the building value of about 2-10%, renting fees of about 2-8% and it cut selling time from the average 8 months to 4.

So, you want to retrofit your house, you’re convinced to go green but…where to start from? Are there a lot of possible interventions and you don’t know which the most cost effective are? Well, I’m here to give you some suggestions!

Where to start from
First thing is to start from the building envelope! It doesn’t make any sense to think about placing solar panels if your walls are draughty. Think about an external coat and about changing your single glazed windows if you haven’t done it yet! An external coat maybe expensive, but it’s worth it if you are planning to paint the building façade or to do other interventions, so you amortise expenses of the scaffolding.

Once the building envelope is ok, you can start thinking about heating and cooling and seeing if you can provide part of them with renewable sources.

Another important aspect is to try to use as natural as possible materials, to avoid using ones that emit hazardous substances in the air, like formaldehyde.

I know this topic is vast and I don’t want to annoy you. But remember that the very important thing is to hire a qualified professional to assist you in all the phases, from design to construction (and especially in the phase of the building site).

PS: The Italian journal La Repubblica didn’t say it, but another efficient method to reduce selling time is to use Home Staging, but this is another story…

Level(s), un nuovo strumento per la valutazione della sostenibilità degli edifici

Il 28 settembre 2017 la Commissione Europea ha presentato Level(s), un nuovo strumento per la valutazione della sostenibilità degli edifici. Quando ho letto la notizia la prima volta su Architetto.info, sono rimasta entusiasta! Perché?  Perché è la prima volta che uno strumento del genere viene studiato per essere utilizzato in tutta Europa. Trovo che questo punto sia molto importante, perché attualmente vi sono strumenti molto validi ma  incentrati sui Paesi da cui hanno origine e non sempre di facile utilizzo (v. BREEAM, LEED e CasaClima ad esempio).

Lo scopo è contribuire a traghettare i Paesi europei da un’economia lineare ad una circolare, ovvero verso un sistema economico dove le risorse vengono riutilizzate e gli sprechi minimizzati, tenendo conto del ciclo di vita degli elementi.

Il settore edilizio è uno dei più energivori. Rendendolo più sostenibile se ne abbassa l’impatto ambientale, si rendono gli edifici più efficienti, relativamente economici sul lungo periodo con bollette energetiche basse o bassissime e un valore economico aggiunto.

Con questo nuovo strumento, tutti potremo integrare buone pratiche di progettazione sostenibile nei nostri progetti, all’inizio magari in maniera blanda e poi via via più approfondita. Sarà comunque un passo avanti rispetto alla situazione attuale.

A chi si rivolge Level(s)

  • Promotori immobiliari e investitori
  • Team di progettazione (architetti, ingegneri, geometri)
  • Imprese di costruzioni
  • Gestori di patrimoni
  • Occupanti degli edifici (famiglie o organizzazioni)

Come si può notare dall’elenco soprastante, anche i privati potranno contribuire alla valutazione della sostenibilità degli edifici in cui abitano! Non è innovativo?!

L’importanza di un linguaggio comune

Come ha sottolineato James Drinkwater, direttore della rete regionale europea del World Green Building Council, è importante “una nozione comune di edilizia sostenibile” perché “ ci aiuterà a compiere una vera trasformazione delle pratiche correnti”.  Con questo progetto si vogliono dare un segnale ed una direzione al mercato, dal momento che la progettazione sostenibile non è più una nicchia ma una realtà sempre più diffusa.

Come funziona

Level(s) analizza:

  • le emissioni di gas serra
  • i cicli di vita dei materiali
  • l’uso delle risorse idriche
  • spazi salubri e confortevoli
  • adattamento ai cambiamenti climatici e resilienza
  • costo e valore del ciclo di vita

Come dice il nome stesso, Level(s) è diviso in fasi. Per ogni indicatore sopra riportato, infatti, si può partire da metodi di calcolo semplici per spingersi via via su metodi più accurati, precisi e complessi. Avendo  vari livelli di difficoltà, quindi, può essere inizialmente usato anche da persone digiune di sostenibilità in edilizia. Se rispetta le premesse, può davvero essere uno strumento che divulga le buone pratiche e permette di attuarle. Quindi credo che sia veramente importante provare, anche per chi è digiuno di sostenibilità negli edifici, anzi proprio per voi!

Perché bisogna partecipare

Qui in Italia,  a parte qualche isolata realtà, siamo ben lontani dal livello di consapevolezza sui temi della sostenibilità in edilizia raggiunti in altri Paesi Europei.

Amici progettisti, proviamo a fare qualcosa per migliorare la qualità dei nostri lavori: diamo una mano alla Commissione Europea a implementare uno strumento che veramente aiuti noi e l’ambiente … testiamo Level(s)!

Come partecipare

Tutti gli operatori del settore , incluse associazioni e amministrazioni pubbliche, sono invitate a testare il “programma” (passatemi il termine poco corretto) e avranno tempo per farlo fino al 2019. Durante questi due anni la Commissione Europea fornirà il supporto tecnico necessario.

Per maggiori informazioni potete consultare i seguenti link:

http://ec.europa.eu/environment/eussd/buildings.htm

http://ec.europa.eu/environment/eussd/pdf/28_09_2017_news_IT.pdf

http://ec.europa.eu/environment/eussd/pdf/Level(s)_factsheet-IT-web.pdf

5 years of Enviprojects!

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Pochi giorni fa cadeva il 5° anniversario della nascita di Enviprojects! A dire il vero, all’inizio non aveva neanche un vero nome…era solo Architetto Elisa Prestia…poi ho deciso di scegliere un nome che celebrasse il mio amore per la natura e la sostenibilità che volevo facessero parte dei miei progetti architettonici. Un anno dopo ho aperto questo blog…e da allora ho scritto ben 47 post, questo è il 48esimo! Sono cambiate molte cose in questi cinque anni! Giusto per dirne qualcuna…ho cambiato tre diverse città, ho lavorato per inglesi, tedeschi, italiani e da libera professionista, ho scoperto che la mia città natale è l’unica dove voglio veramente stare e ho trovato la persona con cui voglio starci…soprattutto ho scoperto me stessa, le mie radici, la motivazione per continuare a fare un lavoro estremamente difficile ma bellissimo. Per questo voglio ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine in questi anni e che, spero, continueranno a farlo: i parenti, gli amici, i colleghi con cui ho collaborato e i miei clienti che mi hanno dato la possibilità di dimostrare la mia professionalità, anche facendo degli errori ma sempre cercando di fare la cosa giusta. E ovviamente ringrazio voi lettori, che mi seguite anche da molto lontano! GRAZIE DAVVERO!

[ENG]

Few days ago it fell the 5th anniversary of the opening of Enviprojects! To be true, at the beginning it didn’t even had a name…it was just Elisa Prestia Architect…then I decided to choose this name to celebrate my love for nature and the sustainability I was wishing to put into my architectural projects. One year later I opened this blog…and since then I ‘ve written 47 posts, 48 with the present one! Many things have changed in this 5 years! Just to say few… I moved into three different cities, I worked for English, German, Italian guys and as a self-employed, I discovered my hometown was the only place I really wanted to be in and I found the person I want to be here with…above all I found myself, my roots, the motivation for keep doing an extremely difficult but  beautiful job. For that I want to thank all the people that stood by me in these years and I hope will still do: relatives, friends, colleagues I collaborated with and my clients who gave me the chance to demonstrate my professionalism…and to make mistakes sometimes but always trying to do the right thing. And of course I thank you my readers, who follow me even from far away! THANK YOU ALL!

Tiny house in “ladiri” – 2nd “episode”

[ENG] Last Friday I didn’t have time to tell you a bit more about the house we were building in Nurachi, today I’ll try to satisfy some of you curiosities. First of all, I must tell the workshop has been organised by Arch. Alessandro Artizzu (Archimixture) in collaboration with Earthen Cities Association , Nurachi Council, Luigia Demelas’ “Adobe” and Ezio Cao’s “Cose in canna”. The aim of the workshop was to let us learn how to apply Sardinian traditional construction techniques. How you can read on Archimixture’s facebook page “The knowledge of these techniques will allow the participants to adapt and use building methods according to personal and contemporary needs to be used for design of resorts, homes, public buildings, where is assigned an important role to the sustainable architecture.”

As you saw in my previous post, during the first day we built external walls with adobe and we placed wooden beams for the roof. On the second day we placed the joists and we started to build the roof with the traditional system proper of the Campidano area (south-western Sardinia) using canes and “falasco”. “Falasco” is a plant of the Cyperaceae family, the most known of  which is the papyrus. Falasco is taken and let dry and then is used as main material for roofs.

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1) placing the first cane over the joists

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2) All canes on one side of the pitched roof are placed

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3)

 

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4) starting laying the falasco

After all the first layer of falasco is laid, it’s time for “sewing” : a big needle with a thin rope is used to tie the falasco to the canes. The knot is very simple to learn and it takes quite a short time to finish each layer. We placed four layers of falasco plus one on top. Each layer is overlapped on the previous one for the length necessary to cover the cane under it. As this was a construction for a workshop we didn’t place anything else but falasco, but  when this kind of roof is made for “real” houses,a water proof breathable layer is also placed.

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5) Ezio with big needle

 

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6) Ezio passing the needle through the falasco layer to tie it

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7) Someone passing the needle back from inside to outside

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8) finishing off the roof

At the end of the second day the roof was almost done. We had to leave it unfinished because we were caught by a sudden storm. We finished the roof on the third day in the morning. On the same day while some of us were finishing the roof some others started plastering. The plaster is made of the same earth used for making the bricks, water and straw fragments. The best thing of natural plaster is that you can touch it with bare hands and it’s  actually good for your skin 🙂 Moreover I think plastering is one of the funniest things to do! But it’s not easy at all even if it looks like it is when you watch a plasterer doing it!

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9) plastering

 

10) this is me trying to level the plaster (photo credit: Francesca Vargiu)

We let the plaster dry for a few hours and the we finished one of the walls with lime plaster. Lime plaster is better than earth plaster for external walls because is more resistant. Below you can see Ottavio showing us how to lay lime plaster. You need to be careful when dealing with lime plaster because it’s stinging for skin and eyes!, you should always wear suitable gloves and glasses!

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11) Ottavio while plastering like he was covering a cake with whipped cream 🙂

Last thing we placed the floor using a type of earth blocks that are usually used to insulate walls. We placed them like you can see in the following pictures, we watered them a bit and then we covered them with the same mixture we used for the first plaster. This is not the traditional flooring, as it was usually done with rammed earth, but we wanted to try a new technique using the materials we had. The result was quite pleasing, even if we don’t know how it is now that is dry.

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12) adobe flooring

 

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13) watering the adobe

 

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14) covering adobe floor

 

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15) finished floor and doorstep

 

…And this is the finished tiny house! It’ll probably stay there and be used by the Council as a playground for children, or at least that’s what we hope.

It was great to contribute building this little piece of  architecture, to learn how to make it, to get dirty with mud and to spend three days open air with wonderful people, everybody willing to help, curious and with lot of interesting stories to share. I hope to take part to some other super interesting event like this very soon!…and to share it with you, readers!

 

16) tiny house finished! photo credit: Francesca Vargiu

 

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17) Organizators and collaborators in front of the finished house

 So…what do you think? we’ve been good builders, haven’t we?!

 

[IT]

Venerdì scorso non ho avuto tempo di raccontarvi un po’ di più sulla casetta che stavamo costruendo, oggi cercherò di soddisfare qualcuna delle vostre curiosità. Prima di tutto, devo dirvi che è stata costruita come parte di un workshop organizzato da dall’Arch. Alessandro Artizzu (Archimixture) in collaborazione con l’Associazione Città della Terra Cruda ,il Comune di Nurachi, le ditta Adobe di Luigia Demelas e Cose in Canna di Ezio Cao. Lo scopo del workshop era quello di insegnarci come applicare alcune  tecniche costruttive tradizionali sarde. Come potete leggere sulla pagina facebook di Archimixture “la conoscenza di queste tecniche consentirà ai partecipanti di adattarle e usarle a seconda di esigenze personali e contemporanee per la progettazione di resorts, case, edifici pubblici, dove è assegnata un importante ruolo all’architettura sostenibile”.

Come avete visto nel mio post precedente, durante il primo giorno abbiamo costruito i muri esterni con i mattoni in terra cruda e abbiamo cominciato il tetto con il sistema tradizionale tipico dell’area del Campidano ( zona sud-occidentale della Sardegna) usando canne e falasco. Il falasco fa parte della famiglia delle Cyperaceae, di cui il componente più famoso è il papiro. Il falasco viene tagliato e lasciato seccare e poi usato per i tetti. (foto 1,2,3,4)

Dopo che il primo strato di falasco è stato steso, è tempo di “cucire”: viene usato un grosso ago con un cordino per fissare il falasco alle canne. Il nodo per legarlo è molto semplice e si impiega relativamente poco tempo per completare ogni strato del tetto. Ci sono voluti 4 strati di falasco e uno di chiusura sulla sommità della falda. Ogni strato si sovrappone a quello precedente giusto il tanto da coprire la canna sottostante. Siccome stavamo costruendo una struttura temporanea, abbiamo usato solo il falasco, ma quando questo tipo di tetto viene fatto in case d’abitazione, viene utilizzato anche uno strato impermeabile e traspirante. (foto 5,6,7,8)

Alla fine del secondo giorno il tetto era quasi finito. Abbiamo dovuto lasciarlo inconcluso perché siamo stati colti da un improvviso acquazzone e l’abbiamo terminato la mattina del terzo giorno. Sempre il terzo giorno, mentre alcuni terminavano il tetto, altri iniziavano a intonacare. L’intonaco si fa con la stessa terra usata per i mattoni di terra cruda , acqua e paglia sminuzzata. La cosa bella  dell’intonaco naturale è che puoi toccarlo a mani nude e fa anche bene alla pelle J Inoltre penso che intonacare sia una delle cose più divertenti da fare in una costruzione! Ma non è affatto facile, anche se lo sembra quando lo vedi fare da un muratore! (foto 9,10)

Abbiamo lasciato asciugare l’intonaco per qualche ora  e poi abbiamo rifinito una delle pareti esterne con l’intonaco di calce. Questo tipo di intonaco è meglio per gli esterni  di quello rispetto a quello  terra perché più resistente.  Nella foto potete vedere Ottavio che ci mostra come stendere l’intonaco di calce. Bisogna fare attenzione quando si maneggia la calce perché è molto irritante per la pelle e gli occhi! Bisogna sempre mettere guanti e occhiali! (foto 11)

Come ultima cosa abbiamo posato il pavimento usando dei mattoni di terra cruda che solitamente vengono usati come blocchi isolanti per i muri. Li abbiamo posati come potete vedere nelle foto, bagnati e poi coperti con l’impasto del primo intonaco. Ovviamente questo non è il pavimento tradizionale, che era solitamente fatto in terra battuta, ma abbiamo voluto provare una nuova tecnica coi materiali che avevamo a disposizione. Il risultato è stato piuttosto piacevole, anche se non sappiamo come sia ora che sarà asciutto. (foto 12,13,14,15)

…E questa è la casetta finita! Probabilmente verrà lasciata così e usata dal Comune come gioco per bamibini, o almeno questo è quello che ci auguriamo.

E’ stato proprio bello contribuire alla costruzione di questa piccola architettura, imparare praticamnete come costruirla, sporcarsi di fango e trascorrere tre giorni all’aria aperta con persone meravigliose, tutti volenterosi di aiutare, curiosi e con tantissime storie interessanti da condividere. Spero di prendere parte a qualche altro evento così interessante molto presto!…e di poterlo condividere con voi lettori! (foto 16,17)

Allora, cosa ne pensate? Siamo stati dei bravi muratori o no?!

 

 

Tiny house in “ladiri”

[ENG]Today and for the rest of the weekend we are in Nurachi (Oristano, Sardinia) to build a tiny house (3×2 m) with raw earth bricks and the roof made of canes. Here few pictures of the first working day. Keep reading the blog to see more pictures in the next few days!

[IT] Oggi e per il resto del weekend siamo a Nurachi (OR, Sardegna) per costruire una piccola casa in mattoni di terra cruda e tetto in canne. A seguire un paio di foto del primo giorno di lavoro. Continuate a seguire il blog per vedere altre foto nei prossimi giorni!

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Interesting reading!

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[Eng] Probably there’s no need to introduce you to Boundaries, an international architectural magazine, free of advertising, that deals with sustainable and humanitarian architecture…absolutly worth reading! I’ve just got the last issue and I can’t wait to ready  it! (www.boundaries.it)

[It] Probabilmente non c’è bisogno di presentarvi Boundaries, una rivista di architettura, senza pubblicità, che tratta di architettura sostenibile e umanitaria…assolutamente da leggere! Ho appena ricevuto via posta l’ultimo numero e non vedo l’ora di leggerlo! (www.boundaries.it)

Milan Design week: my favourite picks

[ENG] Hi everybody! Last weekend I was in Milan for Salone del Mobile and Fuorisalone, the big events of Milan Design Week. The city around this time is CRAZY and there are soooo many things to see it’s impossible for someone to see everything! So I’m quite happy with myself ’cause I managed to visit Brera, Rho Fiera and Lambrate Ventura in less than two days! Brera and Lambrate Ventura are two neighbourhoods that host Fuorisalone, with lots of venues, while Rho Fiera is where the main exposition is. Enjoy the pics of what attracted my attention most.

PS: I personally took these pictures, very quickly and trying to avoid other people , so… apologies for the bad pics!

[IT] Ciao a tutti! Lo scorso weekend sono stata a Milano per il Salone del Mobile e Fuorisalone, i due grandi eventi milanesi della Settimana del Design. La città in questo periodo è pazzesca e ci sono così tante cose da vedere che è impossibile per una persona vederle tutte! Quindi sono già  soddisfatta di me stessa per essere riuscita a vedere, in meno di due giorni, Brera, Rho Fiera e Lambrate Ventura. Come saprete, Brera e Lambrate Ventura sono due dei quartieri che ospitano il Fuorisalone, con tantissimi eventi, mentre Rho è dove si svolge l’evento principale. Vi pubblico un po’ di foto delle cose che mi hanno colpito di più, spero vi piacciano.

PS: ho scattato personalmente queste foto, molto velocemente e cercando di evitare le altre persone, perciò…scusate in anticipo per le pessime immagini!

House for Trees, Ho Chi Minh City, 2014 – Vo Trong Nghia Architects

House for Trees, Ho Chi Minh City, 2014 – Vo Trong Nghia Architects.

[eng] Today, wandering among past emails, I’ve found this project and I liked it very much!

As you can read in the info page “Under rapid urbanization, cities in Vietnam have diverged far away from their origins as rampant tropical forests. In Ho Chi Minh City, as an example, only 0.25% area of the entire city is covered by greenery. Over-abundance of motorbikes causes daily traffic congestion as well as serious air pollution. As a result, new generations in urban areas are losing their connections with nature. 

“House for Trees”, a prototypical house within a tight budget of 155,000 USD, is an effort to change this situation. The aim of project is to return green space into the city, accommodating high-density dwelling with big tropical trees. Five concrete boxes, each houses a different program, are designed as “pots” to plant trees on their tops. With thick soil layer, these “pots” also function as storm-water basins for detention and retention, therefore contribute to reduce the risk of flooding in the city when the idea is multiplied to a large number of houses in the future.”

 

[IT] Oggi, mentre vagavo tra le email non lette, ho trovato questo progetto e mi è piaciuto molto. Come si può leggere nella pagina delle informazioni “Sooto la spinta di una rapida urbanizzazione, le città in Vietnam si sono molto allontanate dalle loro origini di foreste tropicali. In Ho Chi Minh City, per esempio, solo lo 0,25% dell’intera area cittadina è coperta dal verde. La sovrabbondanza di motorini causa sia quotidiani ingorghi stradali che un ingente inquinamento dell’aria. Il risultato è che le nuove generazioni nelle aree urbane stanno perdendo la connessione con la natura.

“House for trees”, un prototipo di casa costruita con un budget ben definito di 155.000 dollari americani, è uno sforzo per cambiare la situazione. Lo scopo del progetto è di riportare spazi verdi all’interno della città, combinando un’abitazione ad alta densità con grandi alberi tropicali. Cinque box di cemento, ogni casa con un diverso programma, sono progettati come “vasi” per piantare gli alberi sul loro tetto. Con uno spesso strato di terra, questi “vasi” funzionano anche come accumuli di acqua pluviale per lo stoccaggio e la ritenzione, contribuendo così alla diminuzione del rischio di allagamento della città, quando l’idea sarà estesa a un largo numero di case in futuro.”